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27 Set 2020

L’osteopata è ormai indispensabile per prestazioni di alto livello

Intervista ad Alessio Morandi, docente CSOT di “Osteopatia e Sport”

Lo sport prima – e l’Osteopatia poi – sono stati davvero il fulcro del percorso di Alessio Morandi, fino a portarlo a insegnare al CSOT la disciplina in cui si indaga proprio il rapporto tra quei due mondi: “Osteopatia e sport”.

Alessio è stato un atleta professionista a sua volta con l’Arma dei Carabinieri, prima di laurearsi in Fisioterapia e iniziare a vivere nell’ambito in cui era professionalmente nato – l’agonismo –, dal lato della preparazione sportiva, dividendosi tra il lavoro presso la Federazione scherma, quella di Filjkam e il Centro sportivo dell’Arma. Un background che gli consente di essere in sintonia col modo di pensare e le aspettative di chi deve rendere al massimo nelle competizioni, a cui si sono aggiunte negli anni le capacità e le competenze del fisioterapista e l’approccio e l’“occhio” dell’osteopata.

Il messaggio della sua esperienza è proprio che, anche in rapporto allo sport, tutte le professionalità possono convivere e dare un contributo.

1. Cominciamo col dare un quadro di riferimento del rapporto tra sport e Osteopatia: quanto è stretta questa associazione, a quando risale, riguarda tutte le discipline?

Non conosco precisamente quando nasca da un punto di vista storico il connubio tra osteopatia e sport, ma per esperienza personale posso affermare che, agli inizi della mia professione, l’Osteopatia non era conosciuta da tutti e che in alcune situazioni veniva persino osteggiata dalle altre figure sanitarie. Proprio come avviene nello sport però le risposte sul campo hanno portato fiducia e riconoscimenti.

L’Osteopatia è applicabile agli atleti di qualsiasi disciplina senza alcuna restrizione.

2. Quali sono i benefici riconosciuti apportati alle prestazioni di un atleta dall’Osteopatia?

I contributi sono molteplici e nascono dalle conoscenze trasversali dell’osteopata, che è abituato a osservare l’individuo a 360°.

Fondamentale al miglioramento prestazionale ritengo sia, per esempio, l’analisi del gesto motorio in relazione alle caratteristiche dell’atleta, che effettuo in collaborazione con i tecnici delle diverse discipline legati agli sportivi da me seguiti, come anche la collaborazione con altre figure sanitarie.

Proprio recentemente, migliorando l’occlusione dentale di una judoka in sinergia con un dentista, siamo riusciti a incrementare in alcuni distretti i livelli di forza muscolare e affinare la capacità propriocettiva.

 3. Uno sportivo si rapporta con molte professionalità del mondo della salute: nell’esperienza sul campo, c’è qualcosa che distingue la relazione tra atleta e osteopata? Cosa può “vedere” un osteopata che altri non vedono?

L’osteopata ha l’abitudine di osservare, testare, ascoltare e chiedersi sempre il perché della manifestazione di un sintomo.

L’osteopata ha le conoscenze per mettere in correlazione le varie componenti anatomo-funzionali. Questo lo porta ad osservare in maniera globale l’atleta individuando la causa di una patologia aldilà della sede della manifestazione del sintomo.

Spesso mi trovo a confrontarmi con gli psicologi su dinamiche emotive dell’atleta influenzate da situazioni somatiche alterate o con i nutrizionisti sull’alimentazione in relazione agli aspetti viscerali.

4. A proposito di rapporti all’interno dei team professionali che seguono campioni e dilettanti, qual è l’opinione prevalente verso la pratica osteopatica?

Oggi i team sportivi sono altamente professionali e specializzati.

Esistono varie figure di riferimento che vanno dallo psicologo al match analyst. L’osteopata insieme al resto dell’équipe medica è indispensabile per prestazioni di altissimo livello e, a detta di tecnici e atleti, ricopre un ruolo cardine.

5. Che ruolo ha l’aggiornamento professionale nell’ambito specifico dell’Osteopatia sportiva?

L’aggiornamento è linfa vitale, porta conoscenze nuove e scambi culturali. È indispensabile.

6. Per finire con un’apertura al futuro, lo sport offre occasioni di sperimentare tecniche innovative e fare ricerca osteopatica?

La ricerca e la sperimentazione sono il motore dello sport e viceversa. Atleti e tecnici ogni giorno studiano per abbattere un record. Chi vive il mondo della competizione agonistica si confronta con quest’idea e la fa propria. L’osteopata quindi offre i suoi mezzi alla squadra per essere partecipe del percorso di un atleta anche attraverso la ricerca costante.

Le strumentazioni tecnologiche usate per la ricerca della prestazione sportiva molto spesso ci aiutano a verificare con dei dati oggettivi le nuove proposte terapeutiche.

Ultimamente per esempio abbiamo svolto un lavoro sulla visione e l’oculo-motricità in collaborazione con gli psicologi e con tecnici del karate. Un lavoro interessante che ha dato nuovi spunti da approfondire.

 

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